Inviato da il

Roma, 14 dicembre 2010. Cronaca di una manifestazione

Dietro il 14 dicembre c'è una rabbia generazionale che non è più contenibile, una rabbia che diventa cieca e furiosa quando per le strade circola la voce dell'ultima grande farsa all'italiana: la confermata fiducia all'esecutivo.

Dietro il 14 dicembre c'è una rabbia generazionale che non è più contenibile, una rabbia che diventa cieca e furiosa quando per le strade circola la voce dell'ultima grande farsa all'italiana: la confermata fiducia all'esecutivo. Dopo alcune ore, il corteo che conta 200mila tra studenti, precari e terremotati la smette di girare a vuoto attorno all'immenso perimetro della grande muraglia messa in piedi dal Governo.

Il corteo ora marcia spedito verso i blindati delle forze dell'ordine, minuziosamente, chirurgicamente, fantasiosamente e soprattutto penosamente parcheggiati con cura per le viuzze del centro storico. Ti viene da ridere a guardare quei blindati. Viene da ridere solo pensare alla cura con cui, evidentemente, sono stati parcheggiati lì il giorno prima, ermeticamente. Come se Roma fosse Bagdad, come se la Capitale fosse diventata improvvisamente la Berlino divisa dal Muro.

La risposta del Governo è durissima: repressione. Più tardi sei a Piazza del Popolo: il popolo è nella sua piazza. Parte il contrattacco dei blindati: deciso, potente e inarrestabile (d'altronde ad attenderlo non ci sono armi e scudi). I celerini saltano dalle camionette e iniziano a bastonare tutti. Manganellano con rabbia persino alcuni ragazzi che, per lo spavento, e comunque in segno di resa, si erano accasciati per terra, in un angolino. Un ragazzo fermo e con le braccia alzate verso il cielo viene scaraventato per terra e percosso; la sua sola colpa è quella di non aver opposto resistenza a quello scempio.

Accesso utente

Contenuti più visti