Scopolamina, la droga chiamata il "respiro del diavolo"
La scopolamina è una droga altamente tossica, conosciuta da diversi secoli ha il potere di rendere impossibile focalizzare quanto si ha davanti. Il "respiro del diavolo" è stato usato nei campi di concentramento e negli anni ’50 dalla CIA come siero della verità.
La scopolamina, chiamata anche "ioscina" dal nome scientifico di una delle piante da cui viene estratta ("Hyoscyamus niger"), è un farmaco alcaloide allucinogeno che genera sonnolenza, amnesia retrograda, una serie di blocchi, come quello salivare, paralisi dei muscoli oculari, impossibilità di messa a fuoco, glaucoma, eccitazione, agitazione, allucinazione, delirio, paralisi, coma e persino la morte. Nei campi di concentramento, Josef Mengele la sperimentò sugli internati come siero della verità e così fece la CIA e altri servizi segreti negli anni ’50. I detenuti interrogati raccontavano spesso fatti incredibili sotto gli effetti allucinogeni di questo potente farmaco, parlavano sì ed erano inermi ma anche inaffidabili. Gli esperimenti portarono quindi alla scoperta di quanto fosse inadatta allo scopo di estorcere la verità durante un interrogatorio e di quanto fosse efficace nell’inebetire, nel rendere facile perpetrare poi un abuso. La scopolamina è simile alla cocaina per quanto riguarda l’aspetto, non è però acquistata per uso personale; viene disciolta in un liquido all’insaputa della vittima designata che viene derubata oppure violentata.
Nelle culture antiche, gli arabi e gli indigeni delle Canarie usavano il "respiro del diavolo" per approfittarsi dei nemici; gli Sciamani messicani e gli Aztechi la usavano come allucinogeno per predire il futuro. Poi la scopolamina è stata adoperata per sedare le donne durante il parto ma anche questo impiego è stato abbandonato perché troppo pericoloso. Attualmente viene ancora utilizzata in piccoli dosi sotto forma di cerotti transdermici per disturbi come il mal d’auto oppure come antidepressivo.

