Dato il costo spropositato e le difficoltà di manutenzione, i telescopi spaziali stanno lasciando il loro primato a telescopi cosiddetti ground-based di dimensioni sempre maggiori. Attualmente vari telescopi ottici giganti sono in fase di progettazione in tutto il mondo, attraverso partnership tra Paesi o realizzazioni "in proprio". Uno è il Giant Magellan Telescope, che si sta realizzando in Cile attraverso l'impegno di Stati Uniti, Australia e Sud Corea. Sarà un sistema ottico adattivo composto da 7 specchi, arrivando ad una superficie totale equivalente a quella di uno specchio da quasi 25 metri. La vera rivoluzione sarà la realizzazione dell' European Extremely Large Telescope (E-ELT), è ancora allo stadio di progettazione: la sua cupola conterrà un telescopio dotato di uno specchio primario del diametro di 42 metri. Per poter realizzare specchi d queste dimensioni, che ovviamente rispecchino strettissime condizioni di precisione nella forma e nelle prestazioni, si ricorre a varie tecniche: specchi a elementi multipli con un sistema di controllo automatizzato mantiene i vari elementi correttamente allineati (Telescopi Keck I e Keck II, Spectroscopic Survey Telescope, German Large Telescope); specchi a menisco sottile, sostenuti da attuatori meccanici che ne regolano la curvatura dato il loro sottile spessore (Very Large Telescope, Japanese National Large Telescope); e infine gli specchi a nido d'ape, formati da una sottile superficie riflettente sovrapposta a una struttura di vetro a nido d'ape, rigidi ma leggeri perché gran parte del loro volume è occupato da aria (Multiple Mirror Telescope, Columbus Project, Magellan Project, telescopi del National Optical Astronomy Observatory).