Tg calabresi tra sagre, processioni e politici da magnificare
I telegiornali calabresi vivono di sagre, processioni, compleanni di centenari, questo o quel politico da incensare, oppure la ricerca di luoghi dove passare il weekend o le vacanze estive.
I telegiornali calabresi vivono di sagre, processioni, compleanni di centenari, questo o quel politico da incensare, oppure la ricerca di luoghi dove passare il weekend o le vacanze estive. La ndrangheta, lo sfascio della sanità, il disastro del sistema dei trasporti, il dramma di chi si vede negati i propri diritti primari da un sistema dominanto dagli arroganti e dai prepotenti sono del tutto ignorati dalla informazione televisiva calabrese. La televisione è il principale mezzo di informazione della stragrande maggioranza della popolazione, specie in una regione, la Calabria, la quale non è ai vertici per percentuali di lettori o utilizzatori di internet. Per cui essa è fondamentale per informare e formare la popolazione, ma, si chiede l'associazione di studenti universitari Ulixes, come si può pensare di fare al meglio questa funzione se essa parla solo di passeggiate tra i boschi, prodotti tipici e tradizione popolare? La straordinaria lezione di legalità di Nicola Gratteri in consiglio comunale a Catanzaro e la prima nazionale, fatta proprio simbolicamente in Calabria, del libro-inchiesta “Le navi della vergogna” del caporedattore de L’Espresso Riccardo Bocca sulle navi dei veleni sono stati ignorati dai telegiornali calabresi pubblici e privati, e questo elenco potrebbe continuare all'infinito. Gli studenti dell'associazione Ulixes chiedono "come si decide se seguire uno sciopero di lavoratori precari o l’inaugurazione di una mostra di quartiere? Come si decide se seguire una sagra o un caso di cronaca? Quali sono le scalette di valore ed importanza delle notizie?. Essi vorrebbero delle risposte dagli editori, dai direttori editoriali dei tg, da qualche docente di comunicazione e diritto, dagli organi nazionali sul sistema televisivo,dal sindacato dei giornalisti, dall’ordine dei giornalisti e, infine, dalle istituzioni.
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