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Ue, Iran, Usa e Cina tra embarghi, minacce e puzza di guerra

BRUXELLES - Come dice un vecchio adagio: "Quando tuona, da qualche parte piove".

Ue, Iran, Usa e Cina tra embarghi, minacce e puzza di guerra

BRUXELLES - Come dice un vecchio adagio: "Quando tuona, da qualche parte piove". E siccome a proposito dell'Iran di tuoni se ne sentono da svariati mesi, appare inevitabile che prima o poi qualcosa di grave debba succedere davvero. Le minacce degli Stati Uniti al regime di Ahmadinejad sono all'ordine del giorno. I candidati repubblicani alla presdenza parlano già di "bombardamenti preventivi", mentre lo stesso Obama non nasconde più di tanto il proprio fastidio per le politiche aggressive di Teheran. L'Unione Europea era rimasta più o meno defilata, fino a questo momento, anche perchè diversi Paesi sono fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio dallo stesso Iran: la stessa Italia, ad esempio, importa più o meno il 13% del petrolio proprio dalla Repubblica Islamica.

 

 

EMBARGO - Ma il tempo della passività, a Bruxelles, sembra essere definitivamente scaduto, visto che è stato annunciata la decisione di procedere ad un embargo totale dei prodotti petroliferi iraniani entro luglio. L'accordo tra i ministri degli Esteri europei prevede che i contratti già in essere con l'Iran dovranno essere risolti entro luglio, mentre sarà praticamente impossibile stipularne dei nuovi. Lo stesso discorso vale per altri tipi di rapporti con l'Iran stesso: si renderà praticamente impossibile stringere affari con aziende iraniane sterilizzando i rapporti con la Banca centrale di Teheran. Il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha spiegato che la scelta di "punire" l'Iran per la sua politica nucleare era inevitabile, ma l'Italia "ha insistito per avere un approccio graduale e crediamo che il mercato possa assorbire bene la gradualità di questo impatto". Insomma, nonostante l'embargo, l'Unione Europea continuerà ad adottare la solita politica del "doppio binario" o se preferite "del bastone e della carota": da un lato le punizioni, dall'altro il dialogo. Funzionerà?

 

 

HORMUZ - Al momento sembra proprio che l'idea di proseguire il dialogo minacciando sanzioni non abbia sortito alcun effetto positivo. Anzi, da Teheran fanno sapere che nel caso in cui dovesse essere confermato l'embargo, non esiteranno a chiudere lo stretto di Hormuz. Ricordiamolo ancora una volta: si tratta dello stretto da cui transita la maggior parte del petrolio prodotto nel mondo e la sua chiusura potrebbe avere un impatto sconvolgente sull'economia globale. Nelle ultime settimane l'Iran aveva già dato una dimostrazione di forza eseguendo nella zona delle esercitazioni navali, una cosa che aveva dato molto fastidio agli stati Uniti. Da Washington, infatti, non hanno mai fatto mistero di non tollerare una eventuale chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran. Lo stesso Obama, non certo un "falco", aveva dichiarato che davanti ad un'eventualità del genere, gli Stati Uniti si sarebbero sentiti autorizzati ad usare la forza. una situazione delicatissima, dunque, che potrebbe essere resa ancora più "effervescente" dall'entrata in scena din un altro protagonista, vale a dire la Cina. Secondo quanto riferito dall'European Union Times, infatti, la Cina sarebbe pronta a schierarsi al fianco dell'Iran nel momento in cui gli Stati Uiti e i suoi alleati dovessero ricorrere all'uso della forza. Hu Jintao (che della Cina è presidente) ha già messo in stato di massima allerta le proprie truppe, pronte ad accorrere in soccorso di Ahmadinejad in caso di bisogno. Non sentite anche voi questa insopportabile puzza di guerra?

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