Università, gli esami per le abilitazioni? "Una buffonata"
Fino al 31 luglio continueranno i test preliminari per l'abilitazione all'insegnamento, ma già i docenti che hanno sostenuto il test mandano lettere di protesta per un concorso fasullo, poco veritiero che aumenta le polemiche.
Si è parlato molto dell'arrivo tanto desiderato dai docenti di tutta Italia del TFA (Tirocinio Formativo Attivo) valido per l'abilitazione all'insegnamento, ma l'accoglienza dopo i primi test non è stata certamente tra le migliori. Lettere di protesta degli stessi insegnanti si sprecano per un'organizzazione che molti indicano come una vera e propria farsa. Alcuni docenti da tutt'Italia avevano addirittura paventato di fuggire in Romania e Spagna per abilitarsi, ma la pronta risponta del MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) ha tagliato le gambe, sostenendo che le abilitazioni extranazionali non sarebbero valide.
Da quest'anno la prova è stata organizzata in questo modo: prima un test preliminare riguardante le varie classi di concorso (confezionato dal MIUR insieme al CINECA, con 50 domande specifiche della materia oggetto di insegnamento e 10 di italiano) poi uno scritto a discrezione dei vari atenei, per chi ovviamente ha passato la prima prova, ed un colloquio orale con cui termina l'iter del concorso. Il motivo di tanto accanimento e del termine “farsa” o "buffonata", è dovuto alla scarsa pianificazione dei contenuti della materia che i possibili docenti andrebbero ad insegnare, sostituiti da domande su autori minori, nozioni generiche fuori dal contesto e date di eventi puramente di contorno, oltre (fattore non da poco) agli onerosi prezzi per l'iscrizione che variano dai 100 ai 250 euro per il solo test preliminare e per l'eventuale anno di TFA tra i 2500 e i 4000 euro. Inoltre alcune materie d'insegnamento dovrebbero avere separate classi di concorso (ad es. Piscologia, Filosofia e Scienze dell'educazione sono unite sotto un'unica classe di concorso).
Proprio i dati usciti dai test preliminari per la classe di concorso A036, delle tre diverse discipline elencate, sono a dir poco sconcertanti. Nelle università di Sassari, Cagliari, UniCal, UniCassino, Roma Lumsa, Milano, Trento e Urbino, si sono registrati zero ammessi dal test preliminare, quindi migliaia e migliaia di euro sprecati per i docenti speranzosi di poter abilitarsi e tra questi ci sono anche molti docenti con il voto di 110 e lode ricevuto alla laurea che non hanno raggiunto il fatidico minimo di 21/30. Infatti il voto più alto in queste università è stato 18/30, risultato auspicabile visto e considerate le materie diverse incluse in un'unica classe di concorso, che come detto dovrebbero ricevere un trattamento diversificato.
Inoltre, parlando anche degli altri atenei, i posti messi a disposizione non sono stati nemmeno assegnati, lasciando vacanti molte posizioni utili per l'insegnamento, come successo a Foggia dove, su 101 candidati, solamente uno ha passato il test. Alcuni candidati hanno persino partecipato a tre test preliminari di tre diverse classi di concorso (con una spesa minima di 360 euro) che mostrano come sia sballato il metro di giudizio delle singole classi. Infine staccandoci dal TFA anche dal lato presidi, il TAR lombardo ha cancellato il concorso per dirigente delle scuole che assegnava 350 posti in altrettanti edifici, lasciando così scoperti molti istituti che verranno riassegnati a direttori già in carica in altri indirizzi che dovranno gestire così più mansioni. Una situazione che non fa certamente bene all'Italia né ora né per il futuro dell'insegnamento, da anni in continuo decadimento.
Stefano Collini, docente precario, spiega l'iter del TFA che infine comporta “L'impossibilità di lavorare durante il corso, con l'incertezza di essere inseriti nelle graduatorie permanenti” e non gli permette di parteciparvi per non perdere il suo contratto annuale di lavoro; Ludovica Lombardi, abilitanda di lingue, parla del test preliminare “Le domande di letteratura presenti erano relative a dettagli insignificanti che prescindono dalla reale conoscenza della materia (ad es. il nome all'anagrafe della moglie del poeta Eluard; il nome della casa editrice che rifiutò la pubblicazione di uno dei volumi della Recherche di Proust; l'ordine di pubblicazione di alcune opere di Camus...)”; Mariagiulia Cava, abilitanda “Non abbiamo a disposizione un programma dettagliato da preparare, possiamo affidarci soltanto ai nostri studi. Per esempio le domande del primo test non avevano nulla in comune con un programma che si insegna in un liceo”; e infine Pierluigi Totaro, ricercatore universitario, che coltiva da tempo il seogno dell'insegnamento “L’unica soluzione è coltivare questa passione in parallelo ad altro. Sto per iniziare un percorso che nella migliore delle ipotesi si concretizzerà in un lavoro fra 3 anni”.

