Vasco Rossi alla Scala di Milano con il suo repertorio
Vasco Rossi, dopo i problemi di salute della seconda parte del 2011, si è messo al lavoro dopo aver accettato la proposta del teatro milanese per un nuovo progetto.
Vasco Rossi, dopo i problemi di salute della seconda parte del 2011, si è messo al lavoro dopo aver accettato la proposta del teatro milanese per un nuovo progetto. Il 31 marzo, infatti, debutterà al Teatro La Scala di Milano L'altra metà del cielo: danza, musica e teatro insieme nel nome di Vasco Rossi e in omaggio alle figure femminili che in più di trenta anni di carriera ha spesso messo al centro delle sue canzoni. Il debutto è fissato, come già detto, per il 31 marzo (il 30 alla prova generale ci dovrebbe essere lo stesso Vasco) e lo spettacolo andrà in scena fino al 13 aprile. Da questo evento uscirà anche un disco con 13 canzoni intitolato L'altra metà del cielo.
L'impostazione drammaturgica è stata data dallo stesso cantautore emiliano il quale ha immaginato una storia in cui la donna, dall'adolescenza alla maturità, vive in tre personaggi - Albachiara, Silvia e Susanna - che riassumono tutte le sfumature dell'universo femminile cantate nella sua lunga carriera. E su una nuova dimensione delle sue canzoni rilette in chiave classica, rilette e arrangiate per orchestra, il corpo di ballo si muoverà guidato da Martha Clarke, pluripremiata coreografa e regista poliedrica, ironica, stravagante e aperta alla contaminazione dei linguaggi. Il suo approccio teatrale e non puramente coreografico, sempre concentrato sulla ricerca delle emozioni, sarà una nuova sfida per i danzatori scaligeri.
L'orchestrazione è di Celso Valli il quale a Bologna ha registrato le musiche, mentre i costumi sono di Nanà Cecchi. Dice Martha Clarke: ''I temi delle canzoni di Vasco sono nuovi e universali: parlano di amore, perdita, sessualità, crescita. Ci stiamo lavorando partendo da zero con un corpo di ballo: sono fantastici, desiderosi di provare cose nuove. Stiamo uscendo dagli idiomi del balletto per cercare un vocabolario che scaturisca dalle canzoni e non dal balletto classico. Il mio lavoro è far esprimere loro ciò che suscitano le canzoni, un lavoro dunque impostato sulle immagini, movimenti del corpo basati quasi sulla recitazione''.
La newyorchese Clarke, che ha basato la sua opera coreografica sulla fusione tra la danza, il teatro, le arti visive e l'opera ha ricevuto nel 2010 il Samuel H. Scripps 2010/American Dance Festival Award for Lifetime Achievement, considerato per i coreografi il premio alla carriera piu' importante. ''E' un progetto di grande sfida musicale - spiega l'artista - su cui giorno dopo giorno stiamo scrivendo la sceneggiatura e i ballerini ne sono entusiasti''.
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