Vogliono uccidere Gratteri. Il pentito "Esplosivo già a Reggio"
Un pentito rivela che la 'Ndrangheta vuole uccidere il giudice Nicola Gratteri. L'esplosivo necessario per l'attentato sarebbe giunto già a Reggio. Del progetto di attentato a Gratteri si è occupato il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della città dello Stretto.
La 'ndrangheta sta progettando un attentato contro il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. Lo scrive Il Fatto Quotidiano di oggi basandosi sulle dichiarazioni di un pentito il cui nome è tenuto nel più stretto riserbo. Sedici chili di esplosivo sarebbero già arrivati a Reggio Calabria. Del progetto di attentato a Gratteri si è occupato il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della città dello Stretto. Nicola Gratteri, originario di Gerace, nella Locride, è uno dei magistrati più impegnati ed esposti nella lotta alla criminalità organizzata calabrese e ha presentato domanda per rivestire l'incarico di procuratore capo della città dello Stretto, dopo il trasferimento di Giuseppe Pignatone alla guida della magistratura requirente della Capitale. In prima linea contro la 'ndrangheta fin dall'inizio della sua carriera, Gratteri vive sotto scorta dall'aprile del 1989. Nel corso di questi anni, in diverse circostanze è emersa la volontà dei clan di eliminare il magistrato. Già negli anni 90, dopo aver crivellato la porta di casa con colpi di pistola, un affiliato chiamò la fidanzata del magistrato e l’avvertì: “Non sposare Gratteri perché sposi un uomo morto”. Nel 2005 inoltre fu intercettata una conversazione tra un boss e il genero dove i due parlavano della necessità di sterminare la scorta, oltre a Gratteri, per vendicarsi dei danni subiti. Nel corso degli anni poi sono emerse più notizie di minacce e della pianificazione di attentati da fonti qualificate, oltre che dagli interrogatori di diversi collaboratori di giustizia. Gratteri è entrato nel mirino dei boss da tempo. Dall’arresto del “colonnello” Rocco Aquino, uno dei 100 latitanti più pericolosi, a quello del boss Rocco Trimboli un paio di mesi fa.
Si è occupato di importanti inchieste come quella sulla strage di Duisburg, nell’ambito della faida di San Luca, e la più recente “Crimine”, condotta insieme ai colleghi reggini e lombardi. Inoltre Gratteri da anni indaga anche sulla droga che dalla Colombia arriva nei porti europei. In particolare, il 21 giugno 2005, il Ros dei carabinieri ha scoperto nella piana di Gioia Tauro un arsenale (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalašnikov, bombe a mano) che sarebbe potuto servire per un attentato ai suoi danni. Protagonista di alcune delle più importanti indagini della magistratura contro i clan, in particolare quelli della Jonica reggina, è stato tra i primi ad approfondire il tema delle ramificazioni internazionali delle cosche. Gratteri, inoltre, ha sempre denunciato i limiti e le carenze del sistema penale, investigativo e penitenziario italiano, che consentono alle mafie di prosperare. Oltre all'attività repressiva, il magistrato nel mirino è sempre stato convinto della necessità di un'azione generale di prevenzione e di diffusione della cultura della legalità. Per questo partecipa spesso a incontri e seminari con il mondo studentesco e ha pubblicato diversi volumi: “Fratelli di sangue”, “La malapianta”, “La giustizia è una cosa seria” e “La mafia fa schifo"

